Scuola

Arriva un momento nella vita in cui devi raccontare la verità sulla scuola. La lettera di una prof prima del Covid

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera sulla scuola di Giovanna D.P. insegnante in pensione

Gentile redazione,

la vita è estremamente strana. Sentivo il bisogno, raggiunta la pensione, di raccontare finalmente tutta la verità sulla scuola italiana. Dico che la vita è strana perché fino al giorno in cui sono stata parte integrante della compagine scolastica non ho avuto la forza, forse il coraggio, di mettere nero su bianco tutto quello che ho portato dentro per decine di anni.

La scuola ha bisogno di una rivoluzione

Mi ha accompagnata verso la pensione tutto il caos che c’è stato al Governo nell’ultimo anno. Io non sono di sinistra e nemmeno di destra, ho sempre sognato un mondo ideale in cui la cultura reggesse l’universo. Purtroppo non è così. Anzi. Per questo voglio raccontare quella che, almeno a mio avviso, è la verità sulla scuola.

Il male nella scuola

Esistono buoni presidi, ma pare che quella poltrona cambi le persone. Ho visto colleghi trasformarsi in sceriffi della contea e insegnanti chinare il capo come i bambini al cospetto di un papà troppo severo.

I programmi scolastici non servono a nulla. Facciamo le corse contro il tempo e i ragazzi non imparano niente.

Diamo la colpa agli smartphone perché non siamo in grado di proporre alternative valide ai giovani.

Il rispetto tra colleghi è raro, rarissimo. Molto più semplice sparlare. Fa comitiva.

L’insegnante di sostegno in classe è visto come il nulla. Gli studenti non hanno rispetto e lo ritengono di serie B.

Il mobbing esiste. Ed esiste in tutte le scuole. Io per prima l’ho subito, oltre dieci anni fa.  E tutt’ora ometto il mio nome in calce a questa lettera, perché temo ritorsioni.

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I ragazzi violenti si trovano di fronte a insegnanti impreparati. Per questo hanno la meglio.

Tanti, tantissimi colleghi, vorrebbero tornare alle bacchettate sulle mani. E questo la dice lunga sullo stato di salute della scuola.

Non siamo in grado di appassionare. Quasi tutta la classe docente non è più capace di farlo.

I precari moriranno precari. O quasi.

Le mie conclusioni

E’ per questo che parlavo di rivoluzione. Ai ragazzi bastano pochi mesi di scuola per annoiarsi e voler scappare. Io ci ho messo una vita a maturare l’idea che la mia pensione può essere solo un aiuto per sfuggire a logiche di sottomissione ed esaurimento nervoso.

Sogno una scuola diversa. Ma so che non esisterà. Ora e mai.

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