Rubrica alla Cattedra

“Cara Ministra Azzolina, io ho fatto le scuole in due negozi fittati dal Comune”

“Cara Ministra Azzolina, io ho fatto le scuole elementari in due negozi fronte strada fittati dal Comune; lì oggi c’è un mobilificio; le scuole medie in un container perché ci fu il terremoto (anni prima) e la scuola divenne inagibile (per anni), le scuole superiori in un appartamento dentro un palazzo di tanti appartamenti, in particolare sono capitato in una cucina (con le piastrelle), e i bagni avevano la vasca; poi l’università in un cinema, quando andava bene era l’Adriano, che la sera aveva una buona programmazione, quando andava male era l’Eden, che la sera aveva i porno e le poltroncine al mattino non erano proprio il massimo dell’igiene.

In tv guardavo i telefilm americani dove i ragazzi andavano al college, avevano la felpa del college, faceva le feste del college, e io mi dicevo: guarda, una scuola. Eppure sono contento dei miei studi, ne ho un bel ricordo. Su tutto mi è rimasta una sensazione di eroismo. L’eroismo di alcuni insegnanti, che chiudevano i loro occhi e facevano sognare i nostri, insieme però all’inevitabile letargo di tanti altri. E l’eroismo di noi tutti che abbiamo resistito.

“Cara Ministra Azzolina, io ho fatto le scuole in due negozi fittati dal Comune”

Molti si sono persi per strada, qualcuno anche di brutto. E la differenza tra resistere e perdersi non è carattere né personalità. Ma schegge di fortuna sulla propria strada. Io ho avuto fortuna ma quando penso che mi sono laureato senza aver mai visto un edificio scolastico mi sale ancora oggi una rabbia profonda, che mi ha trasformato – come diceva mio padre – in un bastian contrario.

Per questo forse, dove vedo il potere che predica, il paternalismo penoso di chi i problemi deve risolverli e non indicarli, io sto dall’altra parte a contestare. A qualunque costo. E a volte costa di brutto”.

Antonio Menna – giornalista e scrittore

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