Attualità

Carolina Morace donna coraggio: “Amo mia moglie e faccio coming out per i giovani”

carolina morace

In occasione della presentazione del suo libro “Fuori dagli schemi – il calcio, la vita, l’amore”, Carolina Morace fa coming out.

Ex allenatrice della Nazionale di calcio italiana, del Milan femminile ed ex calciatrice, lo fa parlando ai giovani e a chi non riesce a compiere questo passo: “L’ho fatto naturalmente per le più giovani e per chi ancora non trova il coraggio di raccontarsi”. Poi continua, rivolgendosi alle amiche: “L’ho fatto naturalmente per loro, per le più giovani, ma l’ho fatto anche per molte mie amiche quarantenni o cinquantenni che ancora non trovano il coraggio di raccontarsi”.

Durante la presentazione sottolinea come: “Il mondo del calcio è pieno di pregiudizi e di omofobia. Non biasimo chi non fa coming out. Per molti uomini il non farlo è una forma di protezione. Credo che sia giusto farlo quando si è pronti, quando si è sicuri di poter togliere la maschera e non rimetterla più”.

Carolina Morace oggi divide il suo amore tra il calcio, che l’ha consacrata come una delle calciatrici più forti di sempre, e Nicola Jane Williams sua moglie.

In una lunga intervista al Corriere della Sera che anticipa l’uscita del suo libro, ormai matura e consapevole delle sue scelte, ha scelto di raccontare la sua storia: “Nella vita ci siano dei momenti in cui certe cose diventano naturali e necessarie. Poi, un giorno, le parole nascono con una spontaneità nuova per dare coraggio a chi non lo ha”.

Durante l’intervista si lascia andare anche al racconto della storia con Jane, nata a Tokyo durante un evento organizzato dalla FIFA. Da allora non si sono più separate. e si sono sposate due volte, prima a Bristol sul piroscafo SS Great Britain e poi in Australia. Dopo i primi anni in cui per far andare avanti la relazione hanno preso decine di aerei per trascorrere del tempo insieme, ora possono dire di aver costruito un amore solido e duraturo.

Prossimo passo è adottare un bambino: “ì, lo desideriamo. Lei ha già una figlia ed è una bravissima madre, mi commuovo nel vederla parlare così intensamente con la sua bambina, il tempo che le dedica e il modo con cui sta seguendo la sua crescita. Non sarà facile per noi, specie in questo periodo in cui spostarsi per il mondo è complicato a causa della pandemia. So già che dovremo avere pazienza, sia per questo che per tutte le difficoltà che incontreremo”.

Infine, Carolina Morace parla di calcio femminile e soprattutto di quello che serve per far crescere il movimento: “Centinaia di donne giocavano ma erano circondate da pregiudizi, considerate come maschi mancati. L’unico modo per motivare le bambine, dar loro l’ambizione di diventare campionesse vuol dire restituire al calcio femminile la giusta dignità e smettere di considerarlo un parente povero. Se le bambine saranno motivate potrà aumentare il numero delle praticanti e diventerà, forse, uno sport di massa. Il punto è squisitamente culturale: da noi il calcio femminile è soffocato da stereotipi che lo rendono poco appetibile, sì, parlo anche di sponsorizzazioni. Dunque, si deve cominciare a scuola, si deve far capire alle ragazze che anche nel calcio ci può essere una carriera e poi, naturalmente, ci si deve attivare perché questo si possa realizzare. E poi ci vuole qualità: il calcio femminile si merita gente intelligente, colta, preparata. Non gli scarti di un mondo, quello maschile, che non li vuole.”

Continua a leggere Tabloid.
Seguici su Facebook, Twitter, Instagram