In primo piano

Covid, non è finita: ennesimo Dpcm il 15 ottobre con una nuova stretta

dpcm-conte

Non è finita: per il 15 ottobre il governo prepara un nuovo Dpcm che porterà con sé una nuova stretta se i contagi da coronavirus – ieri il bollettino della Protezione Civile ne riportava 3678 – dovessero continuare a crescere. E quindi se il Dpcm 7 ottobre 2020 pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale porta con sé soltanto le norme sull’obbligo di mascherine all’aperto e nei luoghi chiusi, con le prossime norme il governo valuta il ritorno della linea dura. Ma con una certa titubanza.

E cosa conterrà il nuovo Dpcm? “Stiamo lavorando giorno e notte perché si eviti un lockdown nazionale”, ha detto ieri il ministro della Salute Roberto Speranza alla Camera illustrando la proroga dello stato d’emergenza al 15 gennaio 2021. Ma proprio la frase tradisce i pericoli attraverso cui si muove il governo: ovvero principalmente quello che il paese possa finire di nuovo chiuso in caso di recrudescenza dell’epidemia. E nel governo c’è chi vuole la linea dura, che spinge per irrigidire le norme, e quella morbida, che non vuole mettere la salute davanti all’economia.

Il Corriere della Sera però sottolinea oggi che c’è un problema politico a monte:

Entro il 15 ottobre Conte deve firmare il nuovo Dpcm e nei partiti c’è chi spinge per inasprire le norme anti-contagio. Però il premier non sente nel Paese quella paura che si respirava forte a marzo e che lo convinse a fare dell’Italia la prima zona rossa d’Europa e non vede possibile un altro lockdown nazionale. “La struttura produttiva del Paese non reggerebbe a un secondo blocco”, ha ammonito Bellanova.

Eppure il tema di possibili “chiusure selettive di alcuni settori”, nel caso di un peggioramento che mandi in sofferenza le terapie intensive, esiste. Il sistema scolastico regge, la percentuale dei casi non è tale da far temere una chiusura generale. Ma l’inverno si avvicina, un raffreddore basta a mandare nel panico un’intera classe e la ministra Lucia Azzolina ha dovuto alzare la voce per ottenere una “corsia preferenziale” per i test rapidi nelle scuole

Anche il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia oggi è piuttosto evasivo sulla possibilità che il Dpcm del 15 ottobre 2020 fermi la movida: “Non abbiamo affrontato il tema degli orari dei locali. Il nodo è rispettare le distanze, chi non lo fa commette una irregolarità”.

Il nuovo Dpcm del 15 ottobre e i mini-lockdown

Intanto però ritorna permanente la cabina di regia Stato-enti locali che si darà tempo appunto fino al 15 ottobre per sciogliere i possibili nodi del nuovo Dpcm. Tra i quali ci sono anche i test salivari, che potrebbero essere autorizzati con quella nuova infornata di norme. Mentre l’ex Oms e consulente del ministero della Salute Walter Ricciardi non si sbilancia sulla nuova stretta: “I numeri ci dicono che siamo ancora inunafasedicontenimento, nella quale rispettando bene le regole che ci siamo dati possiamo invertire il trend. Altrimenti saremo costretti a passare alla fase di mitigazione, con chiusure a livello locale”.

Anche il fatto che le norme approvate ieri non abbiano alla fine riportato nulla riguardo i mini-lockdown territoriali fa pensare che si possa arrivare al 15 per vararli. La Stampa segnala che le Regioni hanno chiesto un maggiore coinvolgimento per il prossimo Dpcm che darà nuove indicazioni a partire dal 15 ottobre, sulla base della situazione sanitaria che ci sarà tra sette giorni. Sul fronte locale è la Campania a destare più preoccupazioni e per questo oggi Speranza incontrerà il governatore Vincenzo De Luca, già pronto ad adottare norme molto più rigide rispetto al piano nazionale.

Ma in Consiglio dei ministri è già cominciata la discussione sulle nuove misure. E il Messaggero scrive che è stata ipotizzata “a partire dal 15 ottobre (se non prima) – con la contrarietà di Bellanova e Bonetti preoccupate «per le ricadute economiche su un settore già duramente colpito» – la chiusura di bar e ristoranti dopo le 22 o le 23 per fermare la movida. Nel menu delle nuove strette c’è poi un nuovo limite agli assembramenti, anche in case private. E la riduzione del numero di partecipanti agli eventi e alle feste private e pubbliche: attualmente è di 200 al chiuso e di mille all’aperto”.

Leggi altro su Tabloid. Segui le pagine Facebook - Twitter - Instagram
Riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte della tabloidonline.it