Rubrica alla Cattedra

Galiano: “Insegnare è una vocazione, una parola che adoro. Ecco perché”

Galiano
Galiano: “Insegnare è una vocazione, una parola che adoro. Ecco perché”
“Ma cosa c’è che non vi piace nella parola “vocazione”?
Io la adoro: perché dentro c’è la parola “voce”. È come sentire qualcuno che ti chiama.
L’ho sentita a 30 quando portavo su e giù ciclamini in una serra e mi sono detto che quello non era il mio posto.
Che sia per fare l’insegnante, il barbiere, la Ministra, il ferroviere, è fondamentale sentire quella voce che ti dice: “Ehi, è questo, proprio questo che devi fare. È questo che ti rende felice!”
E per un insegnante vale ancora di più: guardate che loro – i ragazzi – vedono quello molto prima di tutto il resto.
Lo vedono se arrivate a scuola felici o con un muso lungo così.
Lo vedono se state bene in una classe, se vi si accende una cavolo di lucetta mentre spiegate il predicato nominale o la differenza fra leucociti e linfociti (a proposito: qual è?), o se ne avete le scatole piene pure voi.
Lo vedono se siete lì perché ci credete o solo perché dovete portare a casa uno stipendio a fine mese.
E si dicono: ma se quel tizio lì che studia ‘sta roba da trent’anni c’ha quel muso da funerale, siamo sicuri che mi convenga studiarla anch’io?
Se quel tizio si vede benissimo che vorrebbe essere da tutt’altra parte, perché io dovrei essere contento di stare qui dentro?
E: posso dirlo? Hanno ragione.
La vocazione è quella cosa che non ti fa smettere di studiare, di imparare, di migliorare.
Per cui la sola cosa da dire a tutti quelli che la pensano la come una roba zuccherosa da libro Cuore è: un insegnante incontra nella sua vita, in media, 4000 studenti. Alcuni anche 10.000.
Quanti danni può fare uno che lo fa senza alcuna voglia di farlo?”
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