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Il Santo del giorno, 30 Settembre: San Girolamo, traduttore della Bibbia

San Girolamo è un Padre della Chiesa, che ha posto al centro della sua vita la Bibbia: lui per primo l’ha tradotta integralmente nella lingua latina, rendendola con la sua “Vulgata” il libro di gran lunga più letto al mondo.

Sofronio Eusebio Girolamonacque a Stridone, nell’Illiria, verso il 347 da una famiglia cristiana, che gli assicurò un’accurata formazione, inviandolo anche a Roma e a Treviri a perfezionare i suoi studi.

Da giovane sentì l’attrattiva della vita mondana, ma prevalse in lui il desiderio e l’interesse per la religione cristiana. Ricevuto il battesimo verso il 366, si orientò alla vita ascetica e, recatosi ad Aquileia, si inserì in un gruppo di ferventi cristiani, da lui definito quasi «un coro di beati», ma, deluso poi, dalle inimicizie che erano sorte, partì per l’Oriente.

Ritiratosi nel deserto della Calcide, vi rimase un paio di anni, vivendo una dura vita di anacoreta. Fu questo periodo ad ispirare i numerosi pittori che lo rappresenteranno come San Girolamo penitente ed è a questo periodo che risale l’episodio leggendario del leone che, afflitto da una spina penetratagli in una zampa, gli sarebbe poi stato accanto, grato poiché Girolamo gliel’avrebbe tolta; così come la tradizione secondo la quale Girolamo era uso far penitenza colpendosi ripetutamente con un sasso.

Deluso anche qui dalle diatribe fra gli eremiti, divisi dalla dottrina ariana, tornò ad Antiochia, divenendo presbitero, ordinato dal vescovo Paolino di Antiochia. Si recò quindi a Costantinopoli, dove poté perfezionare lo studio del greco.

Girolamo tornò a Roma, nel 382, dove fu segretario di Papa Damaso I, divenendone il più probabile successore.

Qui si formò un gruppo di vergini e di vedove, capeggiate da una certa nobile Marcella e dalla ricca vedova Paola, cui si accompagnavano le figlie Eustochio e Blesilla, che vollero dedicarsi ad una vita ascetica fatta di preghiera, meditazione, astinenza e penitenza e delle quali Girolamo divenne padre spirituale.

Il rigore morale di Girolamo, però, che era decisamente favorevole all’introduzione del celibato ecclesiastico e all’eradicazione del fenomeno delle cosiddette agapete,(donne che si aggregavano e convivevano con preti) che non era ben visto, anche da una parte del clero.

Alla morte di papa Damaso I, la curia romana contrastò con grande determinazione ed efficacia l’elezione di Girolamo, anche attribuendogli una forte responsabilità nella morte della sua discepola Blesilla, nobile ventenne romana, appartenente alla gens Cornelia, che rimasta vedova ancor fanciulla, forse deceduta a causa dei troppi digiuni.

Girolamo, caduta la sua candidatura, seguito dal fratello Paoliniano, dal prete Vincenzo e da alcuni monaci a lui fedeli, s’imbarcò da Ostia nell’agosto del 385, seguito poco dopo anche dalle discepole Paola, Eustochio ed altre appartenenti alla comunità delle ascete romane, e tornò in Oriente, dove continuò la sua battaglia in favore del celibato clericale.

Grazie anche ai fondi della ricca vedova Paola, Girolamo fondò a Betlemme un monastero maschile, dove andò a vivere, e uno femminile. Dal 385 alla morte visse nel monastero da lui fondato. Qui si dedicò alla traduzione biblica,alla redazione di molte opere ed all’insegnamento ai giovani.

Morì nel 420, proprio nell’anno in cui il celibato, dopo essere stato lungamente disatteso, venne imposto al clero da una legge dell’imperatore Onorio.

La Vulgata, prima traduzione completa in lingua latina della Bibbia, rappresenta lo sforzo più impegnativo affrontato da Girolamo.

Nel 382, su incarico di papa Damaso I, aveva affrontato il compito di rivedere la traduzione dei Vangeli e successivamente, nel 390, passò all’Antico Testamento in ebraico, concludendo l’opera dopo ben 23 anni.

La Vulgata è ancora oggi il testo liturgico della messa in latino.

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