Cronaca

Il ringraziamento di un paziente covid: “Senza i medici sarei morto”

paziente covid

La storia commovente di un paziente covid. Quella di Claudio è una storia a lieto fine. Come migliaia di altri italiani dall’inizio della pandemia, ha contratto il coronavirus e le sue condizioni sono peggiorate al punto da rendere necessario un casco per aiutarlo a respirare. A salvarlo sono stati la “cura, determinazione ed preparazione incredibili” dei medici del Policlinico di Milano, che Claudio ha voluto elogiare in un lungo post di ringraziamento su Facebook.

Il ringraziamento ai medici

Post di Ringraziamento ed Encomio al Policlinico di Milano – Padiglione Guardia secondo piano – Reparto Covid

La mia storia più o meno si può riassumere così.

Venerdì 9 sera inizio ad avere qualche linea di febbre che sparisce lunedì.

Mercoledì torna e chiamo il medico di base che mi prenota un tampone venerdi. Giovedì faccio venire un infermiere a casa per farmi fare un test rapido pungidito dove risulto negativo.

Sintomi: solo una leggera febbre che va e viene e inappetenza.

Venerdì faccio il tampone e sabato scopro di essere positivo. Maria Serena mi fa parlare con due medici che mi fanno fare delle prove col saturimetro e mi dicono di andare in ospedale.

Cosa mi fanno fare:
Mi chiedono la saturazione a riposo e camminando.
Per fortuna in casa avevamo il saturimetro.
Io saturavo 93 a riposo e 88 camminando.
Compra un Saturimetro.

Sabato sera vado in ospedale con la la borsa sapendo che forse mi fermo, ma non sto ancora male.

Durante la notte in pronto soccorso mentre sono in bagno ho la mia prima crisi respiratoria. Bagno di sudore e sensazione di annegare.

Non lo auguro a nessuno.

Ringrazio il cielo che sono già in ospedale, ringrazierò sempre gli angeli che mi ci hanno mandato.

Mi ricoverano in un reparto nuovo appena dedicato al Covid. Siamo i primi pazienti e il reparto si riempie in poche ore.

Mi mettono il casco che vedi in foto e iniziano a cercare la cura specifica per me. Ognuno di noi ha avuto la sua cura. Ogni ora venivano in gruppo vestiti da Puffi e facevano delle prove fino a che non mi hanno fatto una puntura intramuscolare sulla gamba sinistra da cui dopo ho iniziato a guarire.

Ma il periodo di tempo in cui mi hanno messo il casco e quella benedetta iniezione mi hanno marchiato per sempre.
Non lo dimenticherò mai e non lo auguro a nessuno.

11 giorni per salvarmi e ci sono riusciti con una cura, una determinazione ed una preparazione incredibili. Non hanno lasciato stare nessun particolare. Non so i nomi di tutte le persone, ma spero che arrivi loro notizia di questo mio post.

Manderò lettera di encomio anche all’ospedale, ma voglio far sapere a tutti quanto sono grato loro.

Ps. Senza ospedale sarei morto, non sono stato intubato ma ho rischiato di esserlo.

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