Attualità

Regionali, fallito il 7-0: nel centrodestra dubbi su leadership Salvini

Lo sbandierato 7 a 0 non si è avverato e ora Salvini e, con lui, il centrodestra, si ritrova con un pugno di mosche in mano”, dice a mezza bocca un big di Forza Italia. Nel centrodestra è iniziato il ‘processo’ a Matteo Salvini. Il mancato ‘cappotto’ alle regionali sbandierato più volte ai comizi, una campagna tutta incentrata sui social perdendo di vista il ‘contatto’ con il territorio e una gestione quasi militare della Lega, avrebbero fatto storcere il naso a non pochi in via Bellerio e tra gli alleati. Al punto che qualcuno ha iniziato a mettere in discussione la leadership del ‘Capitano’ nel centrodestra. La maledizione del Papeete sembra perseguitare l’ex ministro dell’Interno. Molti tra leghisti, esponenti azzurri e di Fdi si sono chiesti: perché sempre stressare le campagne elettorali e farle diventare un referendum su se stesso?

I toni usati durante i comizi non sono piaciuti specialmente alla ‘vecchia guardia’ del Carroccio e nel mirino sono finiti i fedelissimi di ‘Matteo’. Questa tornata elettorale, in particolare, si caratterizza per un dato: fallisce anche il secondo assalto ad una roccaforte rossa. Dopo l’Emilia Romagna anche la Toscana, ridimensiona le ambizioni del numero uno della Lega. La conquista delle sole Marche, grazie a un candidato di Giorgia Meloni, è ”poca roba rispetto alle aspettative”, confida un leghista di lungo corso, che aveva creduto alla possibilità di dare una prima ‘spallata’ al governo Conte.

Dalle parti di Via Bellerio cominciano a interrogarsi sulla strategia del ‘Capitano’. Certo, i ‘numeri’ raccontano di una Lega saldamente in testa nella coalizione di centrodestra. Eppure, con l’avanzata della Meloni e le percentuali bulgare portate a casa da Luca Zaia, qualcuno inizia a chiedersi se non ci possa essere un’alternativa.

Spiccano i dati poco confortanti della Lega al Sud, un problema per Salvini che ha sempre sponsorizzato una Lega nazionale, che vada oltre i confini padani. Ad ammettere che il partito non ha sfondato nel Mezzogiorno, anzi, ha deluso, è Lorenzo Fontana, segretario della Ligaveneta e vicesegretario della Lega: “Laddove la Lega è meno forte poi è meno forte tutto il centrodestra. Purtroppo penso che nel Mezzogiorno una riflessione debba essere fatta da tutto il centrodestra”. “Evidentemente -avverte Fontana- ancora non si riesce ad entrare in sintonia con quell’elettorato o comunque è decisamente più forte il centrosinistra. Penso che debba essere fatta una riflessione su tutto il centrodestra e nel Mezzogiorno bisogna crescere”.

Anche il sì al referendum, raccontano, con la libertà di scelta concessa a parlamentari e militanti per ‘nascondere’ le diverse posizioni interne, si è dimostrato alla fine un boomerang per ‘Matteo’. Non a caso, Gianfranco Rotondi, vicepresidente dei deputati di Fi, via Twitter, fa notare: ”Siete sempre convinti che Di Maio sia un bibitaro? Oggi incassa la vittoria politica del Si, oscura la debacle regionale, blinda governo e legislatura, e il tutto con l’aiuto di Salvini e Meloni. Chapeau!”.

Fa discutere poi la guerra sotterranea tra Lega e Fdi in Puglia sulla candidatura di Raffaele Fitto, arrivata forse troppo tardi e già logorata dai niet salviniani. Senza contare il flop annunciato dell’azzurro Stefano Caldoro in Campania, un nome mai andato giù a Salvini e ostracizzato fino alla fine. Insomma, tra veti incrociati e colpi bassi, la coalizione di centrodestra si è presentata unita solo ufficialmente giusto al via. E, probabilmente, raccontano, ne ha pagato le conseguenze con Lega e Fdi che non sono riuscite a sfondare, accontentandosi di un sostanziale pareggio (3-3), se non si conta il voto in Valle D’Aosta.

Dalle parti di Fdi nessuno vuole alimentare polemiche, rinviano tutto all’esame accurato dei dati, perché ora è il momento di godersi ed esaltare la ”storica vittoria” in una roccaforte rossa come le Marche con ”la campagna perfetta” del giovane Acquaroli.

In casa Fi, invece, i cosiddetti antisovranisti sono sempre più convinti della necessità di prendere le distanze da Salvini, in nome di un nuovo progetto politico di centro. L’unico ad uscire allo scoperto è il deputato, Osvaldo Napoli, che attacca il leader della Lega e si appella ai ‘moderati’ di centrodestra: “Se il centrodestra pensa di tornare a palazzo Chigi con Salvini candidato premier, allora non abbiamo capito il significato del voto di oggi. Mettiamoci l’anima in pace: se non si ricostruisce un forte centro moderato, liberale e riformista in grado di guidare la coalizione, il centrodestra è destinato a perdere, a perdere sempre e di brutto”.

Continua a leggere Tabloid.
Seguici su Facebook, Twitter, Instagram