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Ultimo discorso pubblico di Liliana Segre: standing ovation e 4 minuti di applausi

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“Un giorno di settembre 1938 mi ha fatto diventare l’altra. Quando uno diventa l’altro c’e’ tutto un mondo intorno che lo considera diverso. Questa cosa non e’ finita li’. Non e’ stato un periodo storico, ma e’ durato sempre. Sono sempre stata l’altra”. Lo ha detto Liliana Segre, raccontando la sua vita nella sua ultima testimonianza pubblica alla Cittadella della Pace, ad Arezzo.

Segre si e’ rivolta ai ragazzi considerati “nipoti ideali” a cui ha narrato la sua “lunga triste storia”. “Quando a una donna si toglie la dignita’ – ha affermato -, quando si toglie l’umanita’ alle persone, bisogna togliersi da li’ col pensiero se si vuole vivere. Scegliete sempre la vita”, ha aggiunto precisando di essere “viva per caso”. “Io sono stata clandestina sulle montagne – ha detto in un passaggio del suo discorso -, io sono stata una richiedente asilo e so cosa vuol dire essere stata respinta.

Nel lager, ha raccontato, “ci tolsero tutto, non lasciarono un fazzoletto, un libro, una fotografia, nulla della nostra vita precedente. Il terrore di diventare amica di qualcuno e poi perderlo faceva si’ che scegliessi la solitudine”.

Segre ha fatto riferimento ai “bulli che presi in branco sono fortissimi” e che “pero’ presi da soli hanno paura”. “C’era, in coloro che ho incontrato io – ha detto -, la sicurezza di essere superiori, della razza superiore. Quella umana? No, non erano umani”, ha aggiunto Segre che ha ammesso: “Non ho perdonato. Non ho questa forza: non ho perdonato cosi’ come non ho dimenticato”.

La senatrice ha ricordato anche il momento in cui decise di non raccogliere da terra una pistola: “Capii – ha spiegato – che mai, per nessun motivo al mondo, avrei potuto uccidere qualcuno. Da quel momento sono diventata quella donna libera e quella donna di pace con cui ho convissuto fino ad ora”, ha concluso.

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