Attualità In primo piano

Violenza domestica, non avere paura di farsi aiutare è il primo passo verso la libertà

La violenza domestica è aumentata durante il lockdown? La risposta è certamente sì. “Così come accade durante le vacanze estive e nei periodi di festa anche nelle settimane di lockdown a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19, si è registrato, un aumento significativo degli episodi di violenza a causa di crescenti tensioni familiari”. E’ quanto ha spiegato a Tabloid Giovanna Curto, assistente sociale che opera con l’associazione Girasole. “Secondo un recente Rapporto ISTAT, durante il lockdown le donne vittime di violenza che si sono rivolte al numero verde 1522 – messo a disposizione dal Dipartimento pari Opportunità della Presidenza del Consiglio – sono state 5.031, il 73% in più sullo stesso periodo del 2019. Le vittime che hanno chiesto aiuto sono 2.013 (+59%). L’incremento, precisa tuttavia l’Istituto, non è attribuibile necessariamente a maggiore violenza ma alle campagne di sensibilizzazione che hanno fatto sentire le donne meno sole” ha proseguito la specialista che inoltre aggiunto che “subito dopo il lockdown, è salito del 17% il numero delle donne che per la prima volta si sono rivolte a un centro anti-violenza per chiedere sostegno. Pertanto l’auspicio è che tutti gli organi competenti in merito e le varie professionalità si attivino nell’accogliere le richieste di aiuto e iniziare a cogliere il cambiamento”.

Violenza, il grande dramma del nostro tempo

L’associazione Girasole Ali Libere 1522 “si pone come scopo principale quello di fornire assistenza e supporto psicologico e legale a tutte quelle persone che vivono in un contesto familiare violento” ha aggiunto l’avvocato Mariateresa Meli consulente dell’associazione. “In particolare sotto il profilo legale la vittima verrà affiancata ed assistita dalla fase che va dalla prospettazione alle autorità giudiziarie della situazione in cui vivono fino alla successiva fase ed eventuale del processo. Ove necessario viene valutata la possibilità di collocare la vittima in case famiglia o rifugio segreto. Queste sono valutazioni che vengono fatte in base alla specifica situazione di ognuno. Ogni storia è diversa dalle altre. Le scelte si fanno in relazione al caso specifico”.

L’avvocato Maria Teresa Seconda ha voluto inoltre aggiungere “un messaggio che mi sento di inoltrare a tutte quelle persone che vivono in un contesto violento fisico o psicologico è quello di chiedere aiuto e di farlo prima che sia troppo tardi. La richiesta di aiuto spesso può essere un monito per mettere L’ autore della Viola da nelle condizioni di tirare remi in barca e correggere il suo atteggiamento. Non denunciare può significare avallare, giustificare L atteggiamento sbagliato di che usa violenza! Pertanto vi dico non avete paura non abbiate paura di chiedere aiuto; noi siamo qui per ascoltarvi e poi insieme scegliere quello che è più opportuno più giusto più proficuo da fare. Chiedere aiuto non vuol dire esclusivamente denunciare! Si può riuscire ad uscire dal tunnel della violenza anche senza arrivare alla denuncia”.

Come contattare l’associazione

Noemi Sammartino, coordinatrice dell’associazione ha spiegato che “siamo operativi da pochi mesi ma abbiamo già ricevuto parecchie richieste di aiuto. Siamo attivi prevalentemente nella provincia di Agrigento e centro Sicilia. Chiunque voglia entrare in contatto con noi può farlo telefonando al numero 09221757225, scrivendo all’indirizzo di posta elettronica alilibere1522@advgirasole.it ed è possibile anche raggiungerci tramite il gruppo Facebook “ali libere 1522” ed il sito www.advgirasole.it”.

Una storia di violenza da ricordare per comprendere

“La storia che più ci ha colpite – ha aggiunto la psicologa Emanuela Sabella – e che è stata il motore nella fondazione della nostra associazione è stata quella di Lorena Quaranta. Una ragazza solare,ambiziosa ma soprattutto che credeva nell’amore vero e sincero. La sua storia era quasi una favola, nessuno avrebbe mai pensato che dietro quei sorrisi e quegli abbracci ci sarebbe stata la sua morte. In tanti pensano che Lorena abbia subito violenza dal suo carnefice, ma che lei ha voluto tacere per proteggerlo e in nome dell’amore che li legava.Ci tengo a sottolineare che l’amore non è questo e che soprattutto a volte l’amore non basta. Cercate l’amore sano, che vi fa sorridere e piangere in maniera genuina. Non tacete ma fuggite dall’orrore e dall’egoismo della violenza”.

Leggi altro su Tabloid. Segui le pagine Facebook - Twitter - Instagram
Riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte della tabloidonline.it